4 - 28 MARZO 2009
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La ricerca artistica di Adriano Nasuti-Wood (Buenos Aires 1976), si muove tra due principali forme espressive: il disegno e il video. Nasuti-Wood, appropriandosi di immagini di una realtà mediata e costruita dai mezzi di informazione, risponde all’impulso a ripetere, tipico della società della produzione e del consumo. Televisione, riviste, quotidiani e internet costituiscono le fonti di acquisizione di una realtà rappresentata come segno già codificato. Le immagini fotografiche, sottratte ad un mondo mass mediatico, sono riproposte attraverso il più essenziale dei mezzi artistici tradizionali, il disegno. L’utilizzo quasi ossessivo delle linee dà vita ad un tratto frammentato che esaspera quel carattere di discontinuità che è proprio dell’immagine televisiva e del retino tipografico. Tale giustapposizione di segmenti toglie profondità all’immagine, accentuandone la superficialità. Ciò rivela una perfetta analogia con quel processo di appiattimento, di svuotamento di significato a cui le immagini mass mediatiche sono sottoposte a causa delle loro incessante riproposizione e della nostra inarrestabile abitudine al loro consumo. Nel ripetere immagini egli non parte, comunque, dal presupposto di prosciugarne ulteriormente il significato o di proteggersi dal loro effetto traumatico. Al contrario, operando una riduzione del valore referenziale della fotografia, riesce a restituirne una verità documentaria, per recuperare quella capacità che l’immagine ha di agire come conduttore di energia psichica. Le rappresentazioni di tragedie e di morte da lui riprodotte non sono citate per suggerire espressioni dirette di sentimento. Sottoposte a un processo di decontestualizzazione sono presentate nella loro essenzialità. Tracciandone unicamente il perimetro su un fondo bianco, neutro, indeterminato le proietta in una dimensione universale, fuori dal contingente. L’utilizzo di matite dure, che incidono la carta, rivelano, però, uno sforzo fisico che conferisce una dimensione esistenziale all’immagine, un contatto con la vita reale. Lo stesso carattere effimero del supporto utilizzato, ci richiama alla fragilità e alla precarietà dell’esistenza. Le colorazioni, arbitrarie, non codificate e gli stessi errori non corretti, ma in un certo qual modo cercati, agiscono nel nostro inconscio come elementi di fuoriuscita dall’immagine che provocano un contatto con il reale. In tal modo, il reale, altrimenti nascosto dalla superficialità dell’immagine, riemerge provocando in noi un’intensa emozione che ci permette di fissare le immagini nella nostra mente e nello stesso tempo ci consente di risvegliare in noi uno sguardo critico, superando quella sorta di apatia percettiva che abitualmente ci accompagna. Lo stesso avviene nella serie degli acquarelli in cui l’eccessiva diluizione del colore, e quelle parti lasciate bianche che si mostrano come una sorta di strappi, producono elementi di fuoriuscita dall’immagine permettendoci quasi di toccare quel reale che la ripetizione dell’immagine allontana. Nella riproduzione della banconota da cinquecento euro appare evidente come l’artista si confronti ora, non più con una semplice immagine fotografica, ma con una tecnologia ben più complessa e avanzata quale risulta essere appunto la tecnica di stampa di una banconota che è regolata dal rispetto di determinate caratteristiche formali e di sicurezza. L’artista riproduce manualmente l’immagine attraverso un tratto nervoso ed impreciso, non privo di correzioni e di errori. Inoltre, annullandone il colore e sfalsandone le reali dimensioni, viene a contraddire quella qualità di perfezione che ne decreterebbe l’autenticità. Si apre così una ampia riflessione sulla perfettibilità dell’essere umano e sulla sua reale condizione esistenziale. Anche nella serie dedicata ai marchi di famose firme della moda, Nasuti-Wood attiva un continuo slittamento da una sfera collettiva ad una più personale ed esistenziale. Partendo da un dato statistico che afferma che l’Italia è il paese in cui vi è la massima fiducia nel marchio, egli si appropria dei font di famose firme della moda quali Guess, Gucci, Armani, Chanel, Dior e ne stravolge il nome. Come in un gioco infantile, inserendo o sostituendo delle lettere, Armani viene convertito in armati in casa, Gucci in uccidi, Guess in guess who’s fucked, Chanel in no change Imperativi e sentenze lapidarie dalla forte valenza negativa che, proprio grazie ai loro eccessi, ci sanno rivelare quegli automatismi e persino quella specie di autismo con cui noi tutti ci rapportiamo e soccombiamo alla pressante influenza dei mezzi di informazione di massa utilizzati sempre più in maniera distorta.
Alessio Cardin